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Lettura de Il Bove di Carducci.

Publication: Italica
Publication Date: 22-MAR-08
Format: Online
Delivery: Immediate Online Access
Full Article Title: Lettura de Il Bove di Carducci.(in Italian)

Article Excerpt
Eda poco passato l'anniversario della morte di Giosue Carducci (1907) e si dara il caso che qualche insegnante di italiano si sia ricordato o si ricordi di questo evento e lo celebri inserendo, nei suoi corsi, qualche poesia del poeta toscano. La probabilita, a dire il veto, non e molto alta, visto che Carducci e un autore raramente inserito nel canone italiano delle universita americane (ma anche in Italia non gode di troppa simpatia nei programmi accademici). Comunque, se mai si avverasse tale probabilita, si puo prevedere facilmente che fra le poesie scelte dall'insegnante vi sia sicuramente Il bove, uno dei componimenti piu famosi di Carducci, spesso imparato a memoria dagli scolari che frequentavano le elementari vari decenni fa; una lirica che ora sembra scomparsa dalle maggiori antologie dei nostri giorni. Anzi, sembra che in tempi recenti si siano diffuse varie parodie di un testo che ormai deve sembrare uno degli esempi piu ridicoli della poesia italiana: l'amore per un bue nella terra che ha cantato l'amore di Beatrice e di Laura!

Non e nostra intenzione raddrizzare (s)fortune letterarie, ma, se per caso si volesse ripresentare--in aula americana--questa poesia una volta famosa della letteratura italiana, suggeriamo di utilizzare alcune strategie di lettura che riscatteranno il componimento dall'oblivio e dall'infamia in cui e caduto. E se la nostra lettura riuscira convincente non dovrebbe costituire una sorpresa: dopo tutto Carducci era un poeta finissimo e di grande esperienza e non avra certamente scritto una poesia da schernire corrivamente.

Intanto leggiamo il sonetto che apparve per la prima volta nel 1887 nelle Rime nuove, precisamente nel libro II:

1 T'amo, o pio bove; e mite un sentimento

2 Di vigore e di pace al cor m'infondi,

3 O che solenne come un monumento

4 Tu guardi i campi liberi e fecondi,

5 O che al giogo inchinandoti contento

6 L'agil opra de l'uom grave secondi:

7 Ei t'esorta e ti punge, e tu co 'l lento

8 Giro de' pazienti occhi rispondi.

9 Da la larga narice umida e nera

10 Fuma il tuo spirto, e come un inno lieto

11 Il mugghio nel seren aer si perde;

12 E del grave occhio glauco entro l'austera

13 Dolcezza si rispecchia ampio e quieto

14 Il divino del pian silenzio verde

DIVISIONE

Il sonetto si puo dividere lungo la tradizionale linea di quartine e terzine; la divisione, pero, non e solo formale dal momento che corrisponde alla divisione dei contenuti: le quartine hanno per soggetto prima il poeta e quindi la relazione del bue con l'uomo; le terzine, invece, hanno per contenuto la relazione del bue con la natura. Le quarfine sono divise in distici tutti cuciti da enjambements, e tra loro non si da vera soluzione di continuita in quanto la prima di esse si continua nella seconda, e una congiunzione disgiuntiva le unisce nel momento stesso in cui le distingue. Le terzine contengono anch'esse enjambements ma tra di loro non si rileva una continuita specifica in quanto ciascuna di esse raccoglie un'unita tematica, la prima raccolta attorno all'immagine della "narice" e del fiato che poi suggerisce l'immagine successiva della voce; la seconda terzina si concentra attorno all'immagine dell' "occhio." Nelle quartine appare nella prima l'io poetante che poi cede il posto a un generico "uom" della seconda. Nonostante la divisione, le due parti del sonetto si complementano nel senso che le quartine descrivono la coppia uomo/bue che lavorano i campi, e il bue gode i risultati del lavoro guardando i campi "liberi e fecondi," immagine dove un processo di sineddoche e di metonimia, separa l'uomo dal bue e lo prepara a dominare tutta la scena con tutta la sua imponente presenza; nelle terzine, invece la coppia e rappresentata dal bue e dalla natura, e quest'ultima finisce per dominare la scena, ma assorbita e quasi consustanziata con il bue. Mentre nelle quartine si osserva un processo che dall'immagine in movimento passa ad un'immagine di staticita, nelle terzine si osserva un processo analogo di astrazione che dalla materialita pur eterea dell'alito e del canto dissolventesi in un'eco, passa all'immagine immobile riflessa in un occhio fermo. Evidentemente si tratta di una divisione di funzioni che contribuiscono in modo diverso al tema centrale del poema che e, come vedremo meglio, l'assunzione a "monumento sacro" dell'animale che aiuta l'uomo nella coltivazione dei campi. E altresi evidente che questa suddivisione conosce una continuita di fondo senza la quale le singole parti perderebbero la loro funzionalita.

Prima di passare all'esame dei collanti, ossia degli elementi ai quali e affidata la continuita del poema, vediamo ancora alcuni dati che ne sottolineano la partizione, e che se non l'accentuano per lo meno ne confermano la natura "debole" che abbiamo evidenziato. Uno di questi elementi e la metrica. Nelle quartine la disposizione delle rime ha lo schema ABAB, con l'aggiunta peculiarita che A e A siano rime ricche; e questa osservazione ci fa notare un fenomeno simile fra fecondi e secondi, entrambi B e B, ma non nella stessa quartina. Fra le rime di A e B la differenza non e molto marcata grazie alla leggera apofonia che trasforma gli EN in ON. Le terzine hanno una struttura metrica sciolta, quindi congrua con quell'autonomia di argomento che abbiamo rilevato. Questo schema e CDECDE; e se la divisione segna una compattezza che sembra fare di ogni terzina un blocco a se, in realta una terzina si integra ritmicamente con l'altra nel senso che le parole-rima della prima terzina si completano nelle parole-rima della terzina successiva. Inoltre la loro continuita viene rafforzata dal fatto che tutte le rime contengano una e tonica per cui se manca la rima si ha in realta un'assonanza che conferisce unita ad ogni singola terzina e le lega entrambe in tutti i loro versi.

Infine un'osservazione che riguarda la differenza/continuita fra le due unita strofiche: le quartine sono unite dalla congiunzione O e le terzine dalla congiunzione E.

Anche la metrica dunque ci conferma che il sonetto sia chiaramente diviso in due parti diverse. Il dualismo e chiaro ma non e molto rimarcato perche la transizione dalla prima alla seconda parte avviene dolcemente: le quartine si chiudono con un'immagine della pazienza del bue e le terzine portano la quiete implicita in quell'immagine all'idea di staticita o, come vedremo, di monumentalita che si confonde con la natura. Tutte queste osservazioni acquisteranno un significato man mano che procediamo nell'analisi del componimento.

FONETICA

Ora passiamo a vedere l'aspetto fonico le cui peculiarita amalgamano il sonetto fondendolo in un insieme unitario e, come vedremo, ci guideranno a identificare importanti chiavi di lettura. Il tratto piu costante e la presenza del fonema costituito da vocale + nasale, in tutte le varianti di am, an, em, en, im, in, om, on, um, un. Non c'e verso che non ne contenga almeno un esempio, come si vede dal seguente specchietto...

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