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Per un'analisi della situazione sociolinguistica dell'Italia contemporanea. Italiano, dialetti e altre lingue.

Publication: Italica
Publication Date: 22-MAR-08
Format: Online
Delivery: Immediate Online Access
Full Article Title: Per un'analisi della situazione sociolinguistica dell'Italia contemporanea. Italiano, dialetti e altre lingue.(in Italian)

Article Excerpt
I'llustrare la situazione linguistica italiana ha sempre comportato qualche difficolta aggiuntiva. Rispetto ad altre nazioni dove si e potuto dare per scontato che i cittadini conoscessero la propria lingua nazionale, per l'Italia questo e sempre stato un aspetto controverso.

Infatti, per molti secoli la maggior parte dei cittadini italiani conosceva e praticava solo il dialetto o altre lingue, ma non l'italiano.

Solo negli ultimi decenni questa situazione e mutata in maniera profonda. L'italiano da lingua di pochi e finalmente diventato lingua di tutti. Perfino nelle classi meno istruite e nelle regioni con una storica prevalenza dei dialetti, l'italiano e ormai la lingua piu usata, in casa e fuori casa. Fortunatamente, e contro le previsioni di molti, la diffusione deli'italiano non ha eliminato il tradizionale aspetto plurilingue dell'Italia: nessun dialetto e scomparso, nessuna lingua di minoranza si e estinta. E anzi dialetti e minoranze mostrano, all'inizio del XXI-secolo, una singolare vivacita (e piu avanti avremo modo di soffermarci su questo punto). Del resto, lo scorrere parallelo deli'italiano e dei dialetti, costituisce uno dei tratti piu specifici dell'intera storia linguistica nazionale: > (1).

Questa continuita e tuttavia insufficiente a descrivere la situazione attuale, poiche accanto alla secolare immobilita si e sviluppata nell'ulrimo cinquantennio una intensa dinamica sociolinguistica che ha modificato i rapporti tra le lingue e i parlanti.

Sotto la spinta di un maggiore uso le strutture deli'italiano hanno ripreso vigore; e i dialetti e le lingue di minoranza, pur non scomparendo, hanno abbandonato quasi definitivamente il ruolo di lingua primaria. Tutto cio mentre le lingue delle comunita di immigrati (dette anche minoranze di nuovo insediamento), disponendosi accanto ali'italiano, ai dialetti e alle minoranze storiche (o di antico insediamento), disegnano una inedita policromia linguistica. Sono le nuove lingue dei migranti il secondo decisivo elemento di novita deli'ultimo quarto del XX secolo.

Da grande paese d'emigrazione l'Italia e diventata una delle principali mete di milioni di immigrati, che hanno portato con se le loro lingue ele loro abitudini culturali. Si e cosi delineata un'originale composizione di idiomi, e il plurilinguismo tradizionale si e allargato fino ad accogliere stabilmente tradizioni linguistiche e culturali inconsuete per il nostro paese.

Tuttavia, mentre il plurilinguismo dovuto ai fenomeni migratori rappresenta un tratto comune a tutte le nazioni occidentali industrializzate, la persistenza di lingua, dialetti, minoranze linguistiche vecchie e nuove rappresenta un unicum nella storia europea. Ma come possono ancora coesistere l'italiano e i dialetti? E che ruolo hanno le nuove lingue nella societa e nella cultura italiana?

Per tentare di analizzare al meglio questi aspetti e tuttavia necessario dotarsi di una prospettiva storica che ci consenta di collegare i fenomeni linguistici e sociolinguistici del passato con quelli del presente.

La prospettiva storica

Fin dall'inizio, l'italiano si era affermato come lingua scritta, i cui usi erano sostanzialmente letterari e formali. L'accesso a una lingua di uso solamente scritto presupponeva dunque un livello di istruzione elevato, che nei fatti era privilegio di una ristretta minoranza: l'italiano quasi non esisteva al di fuori dei ceti colti e benestanti (che comunque conoscevano e usavano correntemente il dialetto) e di Roma e della Toscana. Il resto della popolazione italiana usava esclusivamente uno dei tanti dialetti della penisola. La lingua italiana non riusciva a diffondersi nelle masse dialettofone e analfabete.

Ancora nella seconda meta dell'Ottocento, la situazione linguistica italiana era >. E sostanzialmente statica continuo a esserlo anche successivamente. > (3).

Per De Mauro, questa immobilita ha due tratti: uno interno e uno esterno (nel senso saussuriano del termine). Il tratto interno attesta una lingua che e immutabile geneticamente, vuoi per la prossimita, maggiore che in tutte le altre lingue romanze (4), deli'italiano rispetto al latino; vuoi per l'immobilita nelle strutture linguistiche, tant'e che un italiano mediamente colto poteva leggere senza fatica nel XIX secolo testi italiani del XIII secolo.

Ma, come abbiamo visto tale immobilita riguarda anche il tratto esterno, si registra cioe anche a livello sociolinguistico, della massa parlante e della distribuzione diatopica della lingua. Uitaliano infatti rimane ancora per lungo tempo una lingua riservata a una parte minoritaria e distribuita sul territorio in maniera diseguale. Uevidenza di questa situazione viene ampiamente documentata da De Mauro nella Storia linguistica dell'Italia unita, un'opera che costituisce un riferimento irrinunciabile per tutti gli studi linguistici sull'italiano, e alla quale rimandiamo per gli argomenti qui trattati.

Data la rilevanza storico-sociale, l'unita d'Italia diventa il termine a quo anche per molti successivi studi linguistici. Difatti, da quel momento si mettono in moto processi di unificazione linguistica che fino a quel momento erano marginali o inesistenti. Uaffermazione di uno stato unitario porta con se infatti l'esigenza di un'organizzazione statale e di una burocrazia pifi omogenea su tutto il territorio nazionale, che si costituisce unitariamente e inequivocabilmente in italiano. La costituzione di un esercito nazionale obbliga allo spostamento nelle varie parti d'Italia di parlanti dialettofoni, che venendo a contatto, estante le consistenti differenze trai dialetti, si trovano costretti a privilegiare come lingua di mediazione, l'italiano. Il diffondersi della stampa, della radio e del cinema sono altri fattori importanti di crescita, cosi come lo e l'emigrazione verso l'estero, soprattutto verso le Americhe, si sperimentava, spesso crudamente, la difficolta di comunicazione e la condizione di inferiorita derivata dall'analfabetismo.

Ma e soprattutto alla scuola che da subito viene affidato il compito principale per la diffusione della lingua nazionale, ma la cui azione, pero, per oltre un secolo, si rivela poco incisiva rispetto agli obiettivi che le erano stati assegnati. Oltre alle difficili condizioni economiche e sociali, l'inefficace azione della scuola e da ascriversi anche all'errata convinzione pedagogica secondo la quale per apprendere l'italiano bisognava abbandonare il dialetto. Di fatto tale pedagogia ostile ai dialetti e all'alloglossia in generale, non tenendo conto della realta individuale e sociale dei parlanti, ha contribuito in modo decisivo alia mancata alfabetizzazione degli italiani.

Dagli anni Cinquanta a oggi

Ancora negli anni Cinquanta, i dati statistici consegnano un'Italia culturalmente desolante, con un livello medio di istruzione molto basso e con una conoscenza deli'italiano molto modesta. Se guardiamo con attenzione, notiamo che almeno fino agli anni Cinquanta esiste una evidente correlazione tra titolo di studio e conoscenza della lingua. Ma a partire da quegli anni si mettono in moto importanti fattori di cambiamento che combinandosi tra loro ridisegnano l'Italia linguistica: industrializzazione e urbanizzazione, con la forte emigrazione interna in direzione Sud-Nord; l'estensione dell'accesso all'istruzione e soprattutto l'ascolto televisivo immettono con forza l'italiano nei circuiti comunicativi quotidiani, agendo nel senso di scardinare il rapporto tra scolarita e conoscenza/uso della lingua. E gia dagli anni Ottanta si registra un'inversione di tendenza che porta alla definitiva affermazione deli'italiano. La scolarita aumenta, naturalmente, ma la diffusione dell'italiano e straordinaria e non e pifi legata alla scolarita. Negli anni successivi questo tradizionale legame si attenua ulteriormente fino a essere oggi quasi dissolto.

Le tabelle che seguono sintetizzano efficacemente queste dinamiche.

Dopo un lungo percorso, finalmente >. (5)

Cio che ha modificato definitivamente la situazione linguistica e stata la generalizzazione dell'uso parlato della lingua. Si e trattato di un processo lento e non graduale, che, come abbiamo visto, ha subito accelerazioni consistenti solo nell'ultima meta del secolo scorso.

E attraverso l'estensione in domini d'uso fino allora inediti, l'italiano ha avuto forza di modificare strutture linguistiche che erano rimaste pressoche invariate dal Trecento. Una lingua finalmente liberata e immessa nel circuito vitale dell'uso costante e quotidiano non poteva che produrre i suoi...

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