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Article Excerpt 1-L'invasivita della lingua inglese nel vocabolario italiano
"Quando la lingua si corrompe la gente perde fiducia in quello che sente". Parola del grande poeta inglese W.H. Auden. Dunque, non e importante soltanto cio che si dice ma come si dice. Forse anche per questo, aspettando l'Europa, cresce sempre di piu la voglia di una lingua unica, una lingua che sembra ormai destinata ad avere sempre piu la forma e la sintassi dell'inglese: un idioma forte che (quasi adattandosi a quanto enunciato nel 1525 nel Dialogo intorno alla nostra lingua attribuito a Niccolo Machiavelli) e in grado di accogliere quante parole desidera perche sono le parole ad adattarsi alle sue strutture e non viceversa.
In attesa della lingua unica e quasi per una sorta di legge del contrappasso di dantesca memoria, il 2001 e stato intanto consacrato da tutte le organizzazioni dell'Unione Europea al ruolo di "anno europeo delle lingue" (viste come "strumento strategico per la costituzione deli'Europa"). Ma intanto l'inglese "novello latino"--come ha scritto sul Corriere della Sera Peter Schneider--convince anche il professor Francesco Sabatini, presidente di quell'Accademia della Crusca fondata nel 1583 e che (dal 1965) si sta dedicando "a rifondare il vocabolario italiano", sempre con metodo storico e filologico ma con criteri comunque moderni e dedicando cure particolari al mantenimento e al rinnovamento delle sue antiche tradizioni di lessicografia. Quella di un inglese idioma europeo non e per Sabatini certamente una novita:
"E chiaro che una lingua di comunicazione internazionale e necessaria, che e utile, che va imparata e che questa lingua e quasi certamente l'inglese. Ma c'e una condizione che molti di noi dimenticano: sono pochi quelli di noi che riescono a padroneggiare l'inglese come l'italiano. Nell'uso quotidiano l'inglese sta diventando sempre piu indispensabile per le aree del sapere scientifico o del sapere organizzato ma, quando si parla di funzione creativa, e importante ricollegarsi al nostro patrimonio linguistico originario. Perche proprio in questa nostra lingua madre si possono ritrovare le matrici migliori della nostra inventiva" (1).
Allora, lingue madri per creare e inglese (meglio se ben parlato) per comunicare con gli altri. Quanto piu la societa diventera complessa tanto piu saranno necessarie diverse lingue, con diversi livelli d'usi. Ma, assicura Sabatini (2001):
"se pensiamo al fatto che l'evoluzione della lingua sono comunque secolari ci accorgiamo che l'arrivo dell'inglese come lingua unica non potra avvenire prima di cinquecento anni: insomma ci vorranno almeno dieci generazioni perche questo metissage linguistico possa avvenire realmente".
Allora, tempi lunghi ma intanto e necessario evitare l'impoverimento: puntando su nuove terminologie che possono addirittura sostituire i termini anglofoni. E Sabatini (2001) conclude:
"Proprio in questi giorni abbiamo discusso di due parole come performance e devolution che presentano un ventaglio di significati ampi e spesso sconosciuti e per i quali stiamo pensando a nuove parole italiane, parole che all'inizio potranno sembrare strane (come devoluzione) ma alle quali poi finiremo per abituarci".
L'inglese sembra far pauta soprattutto a chi crede in un impoverimento dovuto all'assimilazione. Come dire: viva l'inglese, ma non dimentichiamoci delle nostre lingue madri. (2) La decisione di aprire i vocabolari ai forestierismi e da condividere, anche perche, qualunque cosa decidano gli autori, la gente li usa comunque. Il problema e un altro: gli inglesi, quando vogliono parlare inglese, ci riescono ancora; i francesi si difendono in manieta commovente, cercando sempre gli equivalenti nazionali delle parole di importazione (boutique franche al posto di duty free). Noi italiani, sempre ossequiosi verso gli invasori, abbiamo invece ceduto su tutto il fronte. E' imbarazzante che nel nostro paese esista gente capace di dire speaker quando potrebbe dite annunciatore, e mamme che non iscriverebbero i figli ali'asilo nido ma li mandano alla nursery. Cosa e straordinario e che onesti negozianti abbiano riempito l'Italia di insegne come "Skinny House" (negozio di pelletteria nei pressi di Cagliari: il proprietario, probabilmente, ignora che significa "casa macilenta"); "Nonsolopere's" (fruttivendolo in provincia di Udine, dove impazza il genitivo sassone). E' questa volutta di mescolare le lingue ad essere, francamente, un po ridicola.
Nel 1970 Paolo Monelli si lamentava dell'"imbastardimento dell'idioma" e si chiedeva per quale motivo gli Italiani non potessero dite recipiente invece di container e sistema invece di establishment. Aveva ragione: oggi, trent'anni dopo, per leggere un giornale non basta il Devoto-Oli; occorre l'Hazon Garzanti. Mescolare inglese ed italiano puo inoltre risultare pericoloso. I nuovi dizionari, giustamente, spiegano che flipper vuol dire biliardino elettro-automatico; ma non dicono che nei paesi anglosassoni flipper non esiste (significa pinna) e c'e invece pinball. Cosi autogrill si dice motorway service station, autostop si dice hitch-hiking, box si dice lock-up garage, dancing si dice campsite, footing si dice jogging, scotch si dice sellotape, stage si dice training course, slip si dice knickers (donne) e underpants (uomini).
Ci sono poi curiose variazioni semantiche e invenzioni segnalateci da William Ward, autore di Getting it Right in Italy (3) una guida per gli inglesi attraverso il labirinto italiano. Perche in Italia, chiede Ward, parlate di "prodotto leader" quando invece si dice leading product? Perche ad alcune parole date un significato nobile e fascinoso che non hanno? Manager non vuol dire alto dirigente (che si dice executive); in Inghilterra si puo essere manager di un negozio di bottoni. E lo stesso vale per shopping che in inglese e piu vicino a fare la spesa che ad andare per acquisti. Quindi, par di capire, La Repubblica non doveva scrivere "Prima della cena al Quirinale la Regina Elisabetta fara un po' di shopping in via Condotti". A meno che non cucinasse lei.
L'uso indiscriminato di termini stranieri, inoltre, e insidioso perche questi hanno il brutto vizio di essere scritti diversamente da come si pronunciano. Lo ha scoperto, o forse non lo ha mai scoperto, il Corriere della Sera, che, proprio nel sottotitolo del pezzo di presentazione del citato Devoto-Oli scrive, jet leg (gamba dell'aereo?) invece di jet lag (malessere da aereo). Infine, anche quando non e pericoloso, l'abuso dei forestierismi rischia di essere grottesco. Non vogliamo credere che esistano italiani capaci di usare parole come vipperia o guizzare senza sorridere.
Il successo della lingua inglese riempie di stupore. Quando Giulio Cesare sbarco in Britannia circa duemila anni fa, l'inglese non esisteva. Con l'invasione dei Normanni esso decadde al gergo di dialetto dei servi rozzi e incolti, lasciando spazio al francese. Oggi e la lingua del pianeta. Mai nella storia si era verificato un fenomeno del genere: il greco, il latino, ii turco,...
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