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Per una storia della poesia di Giovanni Della Casa *.

Publication: Italica
Publication Date: 22-DEC-05
Format: Online
Delivery: Immediate Online Access

Article Excerpt
La poesia di Giovarmi Della Casa ha recentemente goduto di una straordinaria ventata di fortuna, sia filologica, sia critico-interpretativa.

Dopo la fondamentale edizione critica delle Rime di Roberto Fedi del lontano 1978 (1) (nello stesso anno il saggio di Giuseppina Stella Galbiati, L' esperienza lirica di G. Della Casa, si basava ancora sull'edizione Ponchiroli integrata con i manoscritti), (2) gli interessi per questo importante poeta del nostro '500 si sono riaccesi negli anni Novanta trovando un'occasione di confronto e di rilancio nelle giornate di Gargnano del Garda nell'ottobre del 1996 organizzate da Gennaro Barbarisi (Io stesso Barbarisi nel 1991 aveva gia smosso le acque con la sua 'controedizione' del Galateo). (3) Gli esiti di quel Convegno erano pubblicati nel 1997, in un volume che segnava una svolta nella moderna critica dellacasiana; (4) nello stesso anno, nella collana "La Torre d'avorio" del torinese Fogola diretta da Arnaldo Di Benedetto (curatore, a sua volta, di un volume Utet di Prose del Casa), (5) usciva la Petri Bembi vita, un testo indispensabile per la comprensione della poetica dellacasiana. (6) Ma l'inizio del nuovo millennio non era meno generoso con Monsignore: all'edizione delle Rime di Giuliano Tanturli (2001) (7) teneva dietro quella di Stefano Carrai (2003) (8) e, proprio sullo scorcio del 2003, le celebrazioni del quinto centenario della nascita del poeta promuovevano, a novembre, tra Firenze e Borgo San Lorenzo, un Convegno su Giovanni Della Casa ecclesiastico e scrittore, a dicembre, alla "Sapienza" di Roma, un Seminario di tre giornate.

Di fronte a tanto rinnovato interesse e a tanta fecondita di esiti, viene da chiedersi se sia oggi finalmente possibile--fermo restando che le Rime sono l'esperienza letteraria centrale del Casa (tanto importante che egli giunse alla morte senza decidersi a dare alle stampe una redazione gia in pulito, compulsata e corretta insieme al fido segretario Erasmo Gemini)--tentare di ricostruire una storia della poesia del Casa che, facendo perno su quest'opera, sulla quale peraltro convergono altre prove di poesia volgare e latina (nonche alcune prose di interesse poetico), possa leggersi nella complessita di una vicenda anche umana, come storia di un'esperienza letteraria, intellettuale, esistenziale.

In altri termini, si tratterebbe di seguire nel suo insieme, e alla luce dei piu recenti contributi, il cammino poetico del Casa, dalla sua prima esperienza dei Capitoli in terza rima fioriti nell'entourage scapigliato dei Vignaiuoli della Roma degli anni Trenta, alle Rime, appunto, che accompagnano pressoche tutta la sua maturita, nel quindicennio del papato farnesiano (1534-1549: un quindicennio di intensissimi impegni politicodiplomatici del Casa, chierico della Camera Apostolica nel '37, commissario per le decime in Romagna nel '40, Monsignore nel '41, tesoriere pontificio nel '43, vescovo di Benevento dal '44, e quindi Nunzio apostolico a Venezia, con snervanti uffici nella giurisdizione eccelesiastica e civile, nel controllo del Concilio, nel Sant'Ufficio, nella battaglia antiereticale, ecc.) e nei successivi piu dimessi anni che dal '50 arrivano alla morte (14 novembre 1556, a Roma, dove era tomato nel giugno del 1555 per servire il nuovo papa, Paolo IV), fase, quest'ultima, di altissimo livello artistico, che registra, accanto ai migliori sonetti, una splendida silloge di Carmina latini, anch'essi scritti trail ritiro di Nervesa, Venezia e Roma. (9)

La domanda che ci si pone in questo tipo di indagine e se si possa, in un poeta del '500, in un petrarchista emulo del Bembo e comunque profondamente immerso in una cultura umanistica che pervade quasi tutti gli spazi del suo linguaggio letterario, legare la storia della sua poesia alla storia della sua vita. E una domanda vecchia, cui gia il Caretti e poi il Baldacci ripondevano positivamente (e, anzi, il Baldacci, nel suo tuttora fondamentale capitolo su Giovanni Della Casa poeta ne faceva argomento di distinzione tra l'"umanista Bembo", pienamente realizzato nella perfetta coincidenza di otia e negotia, e l'"umanista Della Casa', in perenne "dissidio tra cultura e poesia o tra poetica espressa e poetica in atto"). (10) Ed e una domanda recente, che ancora si pone, seppure in altri termini, Giuliano Tanturli nell'introduzione alla sua edizione delle Rime, allorche, insistendo sull'organicita del libro, si rifiuta di avvallarne un'eventuale, ma storicamente poco proponibile ... carattere privato" e scarica in una lunga nota la sua polemica con quanti, dal Baldacci, appunto, a Roberto Fedi, hanno fatto ricorso ai dati biografici per spiegare la poesia del Casa. (11) Piu avanti, quasi a conclusione dell'introduzione e dopo aver mostrato esemplarmente il solidissimo substrato canonico-letterario di certe rime "autobiografiche" (Feroce spirto ...), Tanturli colloca nell'"organismo del libro" il "contesto" culturale del sonetto LII, "non piu una vicenda biografica, ma un motivo poetico e morale, un'elaborazione culturale di concetti e d'immagini"; solo i "termini culturali [...] permisero al poeta di sublimare quell'esperienza contingente in "parola', fornendo una "lingua" ai sentimenti dell'uomo" e "la meditazione del Casa in tanto e feconda e universalmente valida, in quanto non e circoscritta a scopi contingenti, alle occasioni che senz'altro possono averla avviata." (12)

Il che non contrasta, mi pare, anzi sviluppa le tesi del Baldacci, soprattutto il capitolo che illustra la peculiare esperienza umanistica del Casa (in confronto a quella del Bembo) e ne fa coerentemente discendere la novith della sua lirica o, meglio, del suo "stile", con il superamento del petrarchismo canonizzato dal maestro e l'avvio di una linea che avrebbe condotto al Tasso e oltre. (13)

Il problema, piuttosto, e quello di sfuggire a un'interpretazione troppo stereotipa del rapporto vita-poesia (che non va identificato con l'organicita del libro delle Rime: il dato di fatto storico e inconfutabile e che l'autore non lo licenzib personalmente alle stampe), bensi di individuare al di dentro della poesia del Casa--ripeto, di tutta la poesia, dai Capitoli ai Carmina--una "storia', un'evoluzione della sua poetica, che tenga conto, ancorche non esclusivamente, della sua esperienza biograficoesistenziale (quindi, per intenderci, anche delle ansie per la carriera, allora peculiari in un letterato di corte sempre teso tra otia e negotia non affatto astratti, e delle successive disillusioni, prima fra tutte il fallimento del cardinalato), nonche del contesto storico-culturale e letterario in cui si formo, visse e opere come uomo e come intellettuale.

Se c'e infatti un tratto caratteristico del Casa e proprio la sua modernita, il suo essere innanzitutto un letterato al passo coi tempi, alla moda, si direbbe oggi, cosi da eccellere in tutti i generi piu in voga: fu eccellente (forse il migliore) rimatore volgare della seconda generazione bembiana, fu eccellente trattatista comportamentale, fu eccellente scrittore di orazioni politiche, fu eccellente epistolografo, e fu, infine, eccellente latinista, sia in prosa, sia soprattutto in versi.

L'ansia della modernita, dell'emulazione e del superamento dei modelli caratterizza da subito i suoi primi passi poetici. Primi passi che non sono affatto precoci, ma che awengono a trent'anni compiuti, quando ha gia affinato la sua preparazione umanistica (l'eperienza del Mugello col Beccadelli nel '26 e, dal '26 al '29, il primo soggiorno padovano e l'amicizia col Bembo, che proprio nel '30 pubblicava le sue Rime, e di nuovo a Padova, fra il '31 e il '32, lo studio del latino e del greco e, tra Padova e Roma, l'incontro con la fervida spiritualita di intellettuali come Gaspare Contarini, Alvise Priuli, Reginald Pole, Marcantonio Flaminio, Galeazzo Florimonte, Piero Carnesecchi) e a Roma trova un suo spazio in accademie non di poco conto: quella dei Vignaiuoli (oltre a Francesco Maria Molza, che lo ha inserito, vi partecipano Francesco Bernie i due "berneschi" Giovanni Mauro e Giovan Francesco Bini, Agnolo Firenzuola, Paolo Giovio, Bartolomeo Carli Piccolomini, Marcantonio Soranzo, Lelio Capilupi, Giovan Battista Strozzi, Gandolfo Porrino) e quella della Virth, fondata da Claudio Tolomei col patrocinio del cardinal Ippolito de' Medici, cui partecipano, oltre al Molza, Annibal Caro, Marcantonio Flaminio, Luca Contile, Gandolfo Porrino. E in questa Roma degli ultimi anni della corte medicea di Clemente VII e degli inizi del dominio farnesiano di Paolo III--proprio mentre sta brigando per un impiego in Curia e ha gia preso gli ordini minori--che il Casa comincia a scrivere le sue prime poesie e si tratta di cinque capitoli berneschi' Il Forno, Il Bacio, Sopra il nome suo, Il Martello e La Stizza, che piacciono molto al Caro e al Molza, ma che saranno causa, almeno i due piu esplicitamente licenziosi, Il Forno e La Stizza, di futuri guai (in ben altri tempi' cioe nel clima rigoroso del Concilio, il nemico Pier Paolo Vergerio se ne servira per vendicarsi e gli costeranno forse il cappello cardinalizio). Piu che all'avventura "scapigliata" di un Casa che vive a Roma una sua fase di traviamento tra ozi dorati e donne di malaffare--secondo il ritratto un po' oleografico del Santosuosso--(14) occorrera qui guardare alla dimensione "moderna" e storico-letteraria del capitolo in terza rima, un lusus umanistico cui non sfuggirono illustri ingegni e che servi all'autore per inserirsi e ottenere una certa notorieta nell'ambiente intellettuale romano, ma forse anche per far prova di una robustezza stilistica e sintattica poi non inutile anche alla sua esperienza lirica. (15)

La dimensione "moderna", "mondana" e letteraria dei Capitoli e tanto piu vera quanto piu...

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