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Article Excerpt La lettura di un testo porta a rimettere continuamente in discussione i modi stessi del nostro desiderio di comprendere cio che esso comunica e che, in alcuni casi, e indipendente dal livello del valore estetico del testo stesso. Quanto piu quel valore e giudicato secondo parametri tradizionali, tanto piu tende di solito a ridursi la volonta di capire come il testo funzioni, in quanto l'abbassamento della tensione espressiva sul piano delle forme canonizzate esteticamente porta con se una riduzione dell'interesse critico, nel presupposto ingannevole che il canone letterario obblighi al confronto sempre con valori formali elevati.
La difficolta del giudizio di testi poco apprezzati e frequentati viene dalla fatica ad accettare anche altre misure di valutazione che non siano quelle estetiche tradizionali, sulle quali sia gia esercitata l'opera di controllo e assestamento del gusto secondo l'elaborazione delle varie forme letterarie che esso ha imposto nel tempo.
Un grosso capitolo a se, utile a intendere questa difficolta, e costituito dalla letteratura dialettale, percepita spesso come elemento grezzo dai cultori della letteratura nazionale che si mosse nel solco dei grandi modelli tre-cinquecenteschi. Si pensi alle difficolta, per questo motivo, di far conoscere, prima ancora che di apprezzare, testi come quelli di Ruzzante, o quelli delle farse del teatro napoletano del '500, quando si portino al di fuori dell'area meridionale, in Toscana o nei teatri del nord.
Ancora piu arduo puo essere l'intento di voler far apprezzare l'interesse di un testo che non puo vantare di essere paragonabile con testi del passato nei quali predominante sia il nitore della linea del disegno, della parola e l'armonia del suono; e per di piu sia costruito con una sintassi che appare sconnessa o si serve di forme non sottoposte al vaglio sperimentato di una nobilta di comunicazione.
Puo essere scelto come esempio il caso di uno scritto che gia nell'argomento trattato abbandona il campo delle situazioni piu consuete ed e con evidenza lontano da ogni modello di prosa nobile, privo del corredo di un vocabolario eletto o di un eloquio sonoro. E sia questo il racconto di un viaggio, di un periplo, pero, non comune: quello del racconto della circumnavigazione del globo terrestre, compiuta da Antonio Pigafetta al seguito di Magellano.
L'impresa di Magellano, nel racconto fattone da Pigafetta, era stata gia resa nota dapprima con la pubblicazione in lingua francese di un sunto di essa, a Parigi, tra il 1526 e il 1536. (1) Ma le testimonianze da cui vengono le varie stampe, presentano gia una situazione divaricata e non facilmente riconducibile ad una confluenza di interventi critici che configuri oggi una agevole possibilita di ricostruzione critica del testo. (2)
Per quanto impone l'interesse delle presenti note, bastera ricordare che la versione italiana, che qui importa richiamare, e autorevolmente rappresentata dal codice italiano della Biblioteca Ambrosiana di Milano, Ms. L 103 Sup., pubblicato da Mario Pozzi in elegante edizione nel 1994, in due volumi, uno con la trascrizione, annotazione e commmento, l'altro con la riproduzione del testo, che comprende, corne nella trascrizione a stampa, anche i piccoli vocabolari registrati dal Pigafetta delle lingue locali accanto ai corrispettivi termini italiani. Sono riprodotte nel volume che comprende la riproduzione del testo originale anche le tavole, di varie dimensioni, che illustrano il manoscritto, assieme ai nomi dei luoghi e delle isole con i quali a quel tempo erano designate.
Alla sedicesima illustrazione (riguardante l'isola di Tarenate, o Ternate, nelle Molucche) un piccolo riquadro reca una precisazione di qualche interesse: "Tute le ysole poste in questo libro / sono ne l'altro emisperio del mondo a li antipodi."
La precisazione mostra la preoccupazione di chi approntava il testo nel ricordare che le terre di cui si parla nella Relazione (3) erano poste in luogo ben lontano dal mondo conosciuto, agli antipodi, e certo dunque in uno spazio sperduto, molto probabilmente al di la della linea di demarcazione che era stata stabilita fra zona di competenza futura del Portogallo e quella della Spagna. La cosa interessante, per chi navigava per conto della Spagna, era quella di trovare appunto terre dove una futura autorita potesse venir esercitata.
Con bolla arbitrale del 28 giugno 1493 il papa Alessandro VI, un Borgia, aveva stabilito la linea della divisione tra gli spazi dell'una e dell'altra potenza, proiettate verso occidente, dopo l'evento della scoperta dell'America. Il successivo trattato di Tordesillas del 7 giugno 1494 stabiliva lo spostamento della raya di 370 leghe ad ovest di Capo Verde. Era poca cosa, rispetto allo spazio enorme esistente che si scopri in seguito, verso occidente; ma era quanto sembrava sufficiente al momento per ottenere l'assenso e la composizione delle vertenze frai due potentati rivali. Il Portogallo ne approfitto, pero, per accupare il Brasile.
Magellano e i suoi, frai quali Pigafetta, si mossero verso occidente con un proposito di spinta ben maggiore, cioe per andare a compiere una perlustrazione completa delle disponibilita di spezie dei luoghi intorno alle Molucche ("a scoprire la speseria (4) de le isole de Maluco").
L'annotazione posta accanto al disegno delle isole, di cui sopra si e detto, voleva certo sottolineare il fatto che trovandosi cosi lontane agli antipodi, le isole di cui si parlava e di cui si forniva una rappresentazione grafica delle coste, non erano vicine alla zona di possibili contrasti fra Spagna e Portogallo. E cib varra sia che esse siano state scritte da Pigafetta, sia che siano state vergate da un illustratore sconosciuto, il quale dovette agire in un rapporto stretto con la figura del narratore della Relazione.
Pigafetta scrisse in una prima versione questo suo racconto come un vero e proprio diario, donato, pare, a Carlo V, ma andato poi perduto; e stese poi la Relazione con andamento diaristico, solo dopo essere tomato in Italia. Egli ritiene di poter rivolgersi a Clemente VII, papa Medici (1523), avendo da lui una promessa di pubblicazione. Ma tale promessa non fu poi mai mantenuta.
La figura del committente, forse, e dello sperato promotore della pubblicazione spiega in parte gli indugi dello scrittore vicentino nel parlare del vario agire di Magellano e dei suoi compagni nel far conoscere gli elementi di fondo del pensiero cristiano ai selvaggi che piu sembravano disposti ad accoglierlo; e aiuta a capire anche certe forme meno evidenti che Pigafetta usa nel mettere in rilievo questo aspetto. Ma su questo punto occorrera ritornare. Le considerazioni che qui si svolgono hanno, comunque, semplice valore di proposta di lettura, in attesa di avere una vera edizione critica la cui futura costituzione rimane complicata dalla presenza di manoscritti con due diversi esiti linguistici, italiano e francese, e appartenenti a momenti diversi, sui quali vi sono dunque due storie di trasmissione testuale da ricostruire. (5)
Si tratta, in realta, di un testo straordinario, cosi come fu eccezionale l'impresa di quei navigatori ("navi" vengono chiamate le caravelle nel testo).
Partiti il 10 agosto 1519, giorno di San Lorenzo, dal molo di Siviglia in 237 uomini (ma l'indicazione sembra variare a seconda delle fonti), il manipolo delle cinque navi usate dovette nel corso del viaggio, per ragioni diverse, registrare la perdita di quattro di esse, mentre una sola riporto gli unici 18 uomini ammalati rimasti, che sbarcarono sulla costa spagnola al rientro. Gli altri erano deceduti per cause diverse lungo l'avventuroso percorso.
Evitando l'indugio, per il momento, sui molti particolari che costituiscono i punti di attrazione del racconto, e ripensando all'intero testo nel suo insieme, sembrano risultare piu evidenti i modi del variare dell'attenzione del Pigafetta e forse gli strati successivi d'intervento da lui stesi a fondere la compagine definitiva del testo. Le esigenze legate al tipo stesso di racconto, quello di un viaggio eccezionale, trovano attuazione nella semplicita essenziale di sguardo dedicata ai tempi e agli spostamenti delle navi, con l'indicazione dei mari attraversati, delle coste, delle isole avvicinate, dei monti e dei cieli guardati all'orizzonte. Si legano a questo aspetto, e ne costituiscono la particolare conseguenza e approfondimento, la descrizione degli animali, della produzione di frutta e di verdure che a quei luoghi appartengono. E questo insieme occupa una rilevante fascia di attenzione che prende vita tra l'interesse per i luoghi e le popolazioni descritte, con le loro abitudini, i loro riti, le tradizioni locali, che non sono da Pigafetta criticate, ma piuttosto contemplate con l'occhio dell'agrimensore che ha molti poderi a cui badare.
Le abitudini, i riti degli indigeni sono descritti con serena curiosita, a volte con un corredo generoso di particolari, anche perche gli uomini di Magellano, o per curiosita di conoscenza o per necessita di sostentamento, sono costretti a entrare in contatto non sempre superficiale con loro. (6)
Ricca e la serie degli episodi a tale tema collegati. Ma a tutto questo si aggiunge anche un altro filtro dell'attenzione, quello che mira a selezionare, fra i racconti sulle varie popolazioni indigene, quelli che riguardano le genti che per il carattere e il tipo di reazioni nei confronti dei forestieri, mostrano di essere piu predisposte ad accogliere la suggestione di un messaggio di religiosith diversa. Pigafetta ne parla come se in qualche caso si trattasse di popolazioni infantilmente reattive alle sollecitazioni dei simboli dello spirito religioso e come se la suggestione delle radici naturali della religione locale mostrasse di cedere spazio alla suggestione di un piu alto messaggio, sia pur con molta semplicith simbolizzato.
Vari elementi ci inducono oggi a pensare che la spedizione di Magellano abbia avuto due principali propositi, uno piu e uno meno dichiarato: a quello del controllo della produttivith di spezie, operato sul posto, si accompagnava, non certo cosi proclamato, quello della verifica della reale consistenza di quei territori, della loro possibilith di venir acquisifi dalla monarchia spagnola. E su questa via, l'elemento della disponibilith alla cristianizzazione costituiva certo un fattore di prefatoria indicazione. Cio e vero al punto che in qualche caso, la proposta del messaggio cristiano, operata nei modi piu semplici, quasi si alterna con l'altra sollecitazione, invece polifica, di una futura possibile appartenenza ai territori della corona spagnola la cui autorith e presentata agli indigeni come un premio. Questa preoccupazione di stabilire un rapporto attivo tra l'autorith del re di Spagna, da parte di Magellano, e le comunith locali, qualora queste si fossero mostrate propense ad accettarla, trapela in vari punfi nel racconto e, assieme a quello della individuazione delle terre, sembra mostrarsi come principale intento, preventivamente concordato fin dal momento della partenza.
Se la fascia d'interesse riguardante la possibilita di evangelizzazione delle popolazioni indigene sembra nascere non come deciso proposito iniziale e impegno collegato ad esso al momento della partenza dal "molo di Siviglia" (111), ma con la funzione di collante che si diceva, per l'impulso nato 'sul campo,' dopo che una prima conoscenza con gli indigeni stata fatta, si potrebbe pensare, allora, che le parfi che riguardano le scene, o i tentafivi di cristianizzazione delle popolazioni indigene,...
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