Home | Business News | Browse by Publication | I | Italica

Prisca aetas. Eros e paradosso nella cultura letteraria del Cinquecento.

Publication: Italica
Publication Date: 22-DEC-05
Format: Online
Delivery: Immediate Online Access

Article Excerpt
I materiali che presento rinviano a una materia complessa, corredabile di una vasta bibliografia secondaria antica e modema. Non c'e dunque in queste note alcuna pretesa di completezza, piuttosto l'intento di illustrare le componenti "erotiche" del mito cosi come riflesse in testi (noti e meno noti) della letteratura cinquecentesca, unitamente a delle considerazioni sulla natura "paradossale" del mito stesso.

1. In un lungo passo della sua sesta satira Ludovico Ariosto, entro una lunga riflessione intorno all'immoralith dei poeti contemporanei, ripercorreva una versione particolare del mito dell'eta dell'oro:

Esser tali dovean quelli che vieta che sian ne la republica Platone, da lui con si santi ordini discreta; ma non fu tal gia Febo, ne Anfione, ne gli altri che trovaro i primi versi, che col buon stile, e piu con l'opre buone, persuasero agli uomini a doversi ridurre insieme, e abandonar le giande che per le selve li traean dispersi; e fer che i piu robusti, la cui grande forza era usata alli minori tbrre or mogli, or gregge et or miglior vivande,

si lasciaro alle leggi sottoporre, e cominciar, versando aratri e glebe, del sudor loro pifi giusti frutti a-ccbrre. Indi i scrittor fero all'indotta plebe creder ch'al suon de le soavi cetre l'un Troia e l'altro edificasse Tebe; e avesson fatto scendere le petre

dagli alti monti, et Orfeo tratto al canto tigri e leon dale spelonche tetre. (Ariosto, Satire 67-87) (1) Fonte di questi versi, come e ben noto, era la celeberrima Epistula ad Pisones, ovvero la Ars poetica di Orazio, che Ariosto volgeva in volgare in modo quasi parafrastico. (2) Secondo il quadro rievocato, il merito dei poeti della leggenda, Orfeo Anfione e lo stesso Febo fondatore di Troia, era quello di avere favorito la civilizzazione dell'umanita rispetto al suo stato naturale, con un intervento provvidenziale capace di affrancare l'homo faber da una prisca aetas violenta e incivile, caratterizzata dalla ricerca individuale dei mezzi di sostentamento e dalla violenza dei forti sui deboli in assenza della legge. Si trattava dunque di una versione particolare del mito, titolare della concezione di un' eta primitiva rozza, subumana e priva di attrattive: l'opposto, in sostanza, rispetto all' idea di un' epoca dell' abbondanza, dell'innocenza e della assenza di malattie e di dolore, quale tramandata in luoghi topici della letteratura greca, da Esiodo a Platone. (3)

Che il mito antico fosse trasmesso secondo una duplice versione e in effetti cosa ben nota, da quando Arthur Lovejoy e Franz Boas introdussero la nozione antropologica di hard primitivism, (4) e poi da quando Erwin Panofsky ebbe a studiare l'esperienza figurativa di Piero di Cosimo, connettendo le sue geniali rappresentazioni della prisca aetas a un

primitivismo 'duro' [che] si adattava perfettamente entro Io schema di una filosofia razionalistica, e persino materialistica [che] immagina il sorgere dell'umanita come un processo interamente

naturale, dovuto esclusivamente alle doti innate della razza umana. (5) Si dovra aggiungere che la versione negativa (dura, appunto) del mito era particolarmente diffusa nella cultura latina, cosi come la si leggeva in Orazio, in Ovidio (6) e in Giovenale, (7) e soprattutto nel quinto libro del De rerum natura di Lucrezio, improntato ad una idea razionalistica ed epicurea dello stato naturale dell'uomo. (8) Cib che pus stupire e semmai la disinvoltura con cui Ariosto trasferiva nei suoi versi questa concezione cosi strettamente connessa a implicazioni materialistiche. E vero che, come del resto in Orazio, quelle nozioni apparivano corrette dall'elemento dell'intervento trascendente, col grande rilievo simbolico dato all'iniziativa di Febo (e a seguire dei poeti della leggenda) di procurare agli uomini la poesia. Ma su un piano concettuale, malgrado sia difficile valutare quanto l'uomo rinascimentale potesse discernere le implicazioni filosofiche di un primitivismo incline a leggere nella storia umana un processo di evoluzione naturale e propenso a escludere da quella evoluzione ogni operazione divina, sara da rimarcare quella aderenza a idee in qualche modo audaci. Si dovra riflettere, pero, sulla tipologia e sulle funzioni della poesia satirica, intesa da Ariosto come scrittura semi-privata destinata a un pubblico ristretto di lettori ai quali si puo parlare liberamente in materia di morale e con un certo grado di sofisticazione. In quella luce e possibile capire la pregnanza della parafrasi oraziana, caratterizzata dalla critica impietosa all'uomo contemporaneo dimentico dei valori storici della civitas. La cifra specifica del passo ariostesco e comprensibile, in definitiva, se si guarda alla chiave di accesso stilistica della de-mistificazione dei materiali classici. (9) In tale luce, non e un caso che il passo finisse per sedimentare nella mente estrosa di un altro satirico, Francesco Berni, il quale lo riproponeva negli stessi anni all'interno del suo Dialogo contra i poeti:

SANGA.... hanno fatto [i poeti] che Giove cacci del regno Saturno, et esso castri il Cielo suo padre; che Tieste si magni li figlioli, Oreste ammazzi Clitennestra; poi di mano in mano li fratelli amino le sorelle, et e converso; poi che si ammazzino, come dire Eteocle e Polinice.... Poi dicono che fingono: e quai di loro va fantasticando piu orrende et essorbitanti cose, quel dicono aver piu bella invenzione. Or vedete che figuli son questi, e che maestri di porcellana.

BERNI. Voi mi avete con quel nome de figuli fatto venir voglia di ridere, ricordandomi d'un pensiero ch'i' ho avuto e ho del continuo sopra questa generazione.... Volete che vi dica quel che farei de' poeti? Gia che si usurpano questa denominazione di figuli e vogliono che si dica che fingono, io gli metterei a fare de' mattoni, tutti quanti ne potessi trovare, e darei loro da fingere tanto che se ne caveriano la voglia....

SANGA. O bel pensiero, se Dio m'aiuti! Ad ogni modo io credo che '1 primo essercizio de' poeti fosse il murare; ma poi, corne soglion far questi garzoni che hanno poco il capo a far bene ... cosi queste bestie si sviassino, e, lasciata stare quell'arte che aria loro messo qualche conto piu che la poesia, si dessero a far versi e baie....

BERNI. E vero, per Dio! Vedete Apollo, che fu lor capo e maestro, e servi Laomedonte a credenza piu di duo anni a rifar le mura di Troia, poi, per sdegno che non fu pagato, ando a disfarle.

SANGA. Si; e Anfione che fece le mura di Tebe; et a questi di un altro che mi presento certe mele appie con un epigrammetto di sopra, che ho trovato poi che E muratore ... non vi par che sia argumento manifestissimo che questa fu da principio l'arte loro? Voi troverete, Bemi, che tutti i poeti alla fin sono o muratori o manovali. (10)

Si tratta, del resto, di una attitudine comune alla cultura rinascimentale, per la quale e da pensare che Ariosto e Berni lavorassero in sintonia con atteggiamenti e indirizzi diffusi nella tradizione umanistica, intesi a esperire trattamenti ironici o distanziati dei miti arcaici nell'ambito di generi idonei, fondati essenzialmente sulle categorie retoriche della ambiguita e del paradosso.

2. La nozione di paradosso ha d'altronde un peso specifico a proposito del mito della prisca aetas, che in tale direzione rivela un uso per lo piu bifronte della cultura antica. Da una parte la leggenda--come ha notato Harry Levin-- is a nostalgic statement of man's orientation in time, an attempt of transcending the limits of history. Since it concentrates mainly upon a prehistoric epoch, a foreworld once perfected and now lost, its usual corollary is a recoil from the belated decadence of...

View this article FREE - Now for a Limited Time, try Goliath Business News
Free for 3 Days!



More articles from Italica
La prassi bibliografica degli inquisitori romani di ancien regime: l'I..., December 22, 2005
Serenita e ambiguita nella Relazione di Antonio Pigafetta., December 22, 2005
Per una storia della poesia di Giovanni Della Casa *., December 22, 2005
Dialogue or dispute? Two Jewish documents of the early seventeenth cen..., December 22, 2005
Giovanni Gherardo De Rossi: un epigono di Goldoni?, December 22, 2005

Looking for additional articles?
Search our database of over 3 million articles.

Looking for more in-depth information on this industry?
Search our complete database of Industry & Market reports by text, subject, publication name or publication date.

About Goliath
Whether you're looking for sales prospects, competitive information, company analysis or best practices in managing your organization, Goliath can help you meet your business needs.

Our extensive business information databases empower business professionals with both the breadth and depth of credible, authoritative information they need to support their business goals. Whether it be strategic planning, sales prospecting, company research or defining management best practices - Goliath is your leading source for accurate information.