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...divenuta sempre piu frequente la rappresentazione di corpi che non funzionano. Dalla psicologia alla fisiologia, il corpo viene percepito sempre piu come una macchina dal complesso ingranaggio che per qualche motivo (fattore ereditario, trauma, colpa dei medici, etc.) non funziona piu. Ci chiediamo: Perche tanti corpi che non funzionano nella narrativa contemporanea? Perche oggi viene dato tanto spazio narrativo alla rappresentazione dettagliata (tubi, aghi, sangue, vomito, deformazioni di organi, ecc.) del corpo malato?
II corpo moderno e un corpo disciplinato, curato, sottoposto ale torture di diete e palestre ma anche al "controllo" dell'occhio e delle mani esperte del medico. I testi narrativi che verranno discussi rappresentano corpi impotenti, invasi e dissezionati che lottano per un pezzetto d'amore, di vita e di normalita. Nel raffronto fia i testi di tre scrittori molto diversi si intende esaminare la rappresentazione del corpo malato, dello spazio medico (clinica, ospedale, etc.) e del discorso medico. I testi analizzati sono tre: In tutti i sensi come l'amore di Simona Vinci, I reni di Mick Jagger di Rocco Fortunato, e Poche storie di Sandra Petrignani. (1)
Simona Vinci: In tutti i sensi come l'amore (1999)
I corpi descritti da Vinci sono motivati e ossessionati da pulsioni fisiologiche (sesso e amore sono le piu frequenti) anche se non manca la riflessione sulla sfera psicologica. Nella sfera affettiva e sessuale e il corpo a mandare segnali e a prendere decisioni. Nella storia della nostra letteratura d'amore la vista e stata sempre il senso privilegiato, non in Vinci. Non si privilegia uno dei sensi: qui tatto, olfatto, udito, vista, gusto partecipano tutti molto attivamente. Le esperienze, perche vissute attraverso i sensi, lasciano traccia nel corpo. II concetto che il corpo ha piu memoria della mente e dell'anima viene affermato piu di una volta in diversi racconti di In tutti i sensi come l'amore. Nel racconto "La ragazza angelo" il chirurgo riflette sulla memoria dell'orrore originato dalle sue mani. Gli occhi e le orecchie si rifiutano di ricordare ma le mani sono depositari di ogni minimo dettaglio:
Mi guardai le mani. Sono mani grandi e forti, niente a che vedere con la solita immagine che si ha delle mani di un chirurgo, per le quali si usano di solito gli stessi aggettivi che per quelle di un pianista: lunghe e nervose, ferme, con le dita sottili ed eleganti, elastiche, flessuose. Ma le mie non hanno niente di tutto questo, sono solide, energiche, mani da contadino, o forse da scultore, mani capaci di piegare la materia senza farsi male, di imprimere sempre la giusta pressione, di mantenere costante l'equilibrio tra forza e leggerezza. Le mie mani conservano in ogni minuscola piega il ricordo di un volto sfracellato, di una porzione di corpo devastato da mine o proiettili, di pelle lacerata e corrosa da acidi e malattie di ogni tipo. Sotto i polpastrelli, riesco ancora a sentire i filamenti di carne, la temperatura del sangue che scorre a fiotti fuori da un'arteria reeisa. La indicibile dolcezza della pelle di un neonato che ha appena smesso di respirare. Le mie mani. Con queste mani grandi, e forti, ho ricucito, rappezzato, trasformato, riportato l'orrore in una condizione di decenza, di sopportabile bruttezza. Le mie mani ricordano tutto. I miei occhi no, quelli dimenticano tutte le volte. Cancellano, annullano, stendono una patina nera e fitta su ogni immagine. Allo stesso modo, le mie orecchie, hanno dimenticato ogni gemito, ogni lamento, ogni urlo. (112-113)
La dissezione del corpo sotto l'intervento del chirurgo sembra rimbalzare come un boomerang contro il chirurgo: come la parte del corpo dissezionato del paziente, cosi la parte del corpo dissezionante del chirurgo avra memoria dell'orrore dell'atto.
Nel racconto "Il cortile" la donna riflettendo sul passato afferma: "II corpo ricorda le cose--l'amore, le persone, il tempo--meglio dell'anima" (31). La protagonista di questo racconto chiama un uomo desiderato da tempo, uomo che ha visto passeggiare per strada per giorni e giorni alla stessa ora. Il corpo di lei seduta ogni sera alla finestra e un corpo inerme, immobile, passivo: "Io sto seduta qui. Gli occhi nudi, le mani abbandonate, il corpo offerto alla luce, ai movimenti della giornata" (21). La mossa della donna viene ovviamente letta come un invito dall'uomo che dinanzi a lei ne studia e valuta il corpo, pezzo dopo pezzo:
Ha una voce bassa, scivolosa, che prolunga tutte le sillabe. Mi guarda le mani, le...
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