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Il cinema della (non) memoria di Mario Martone.

Publication: Italica
Publication Date: 22-DEC-08
Format: Online
Delivery: Immediate Online Access

Article Excerpt
--E possibile che basti cosi poco a dimenticare?

--Basta ancora meno. (Michelangelo Antonioni, L'avventura)

Nel cinema di Mario Martone la memoria ha un ruolo dominante, in termini di ambientazione storico-politica, come per il suo primo lungometraggio Morte di un matematico napoletano (1992) situato negli anni Cinquanta, o in senso personale, come nella messa in scena dei ricordi d'infanzia della protagonista de L'amore molesto (1995). I due poli di pubblico e privato saranno anche la linea di spartizione di questo articolo, con una prima parte dedicata alla (memoria) politica e una seconda parte in cui esaminero l'evoluzione del ricordo di Delia ne L'amore molesto. Per Martone i riferimenti al passato, siano essi storicoideologici o privati, non sono un riflusso di nostalgia, ma piuttosto un pretesto, come ha affermato il regista a proposito dell'ambientazione di Morte di un matematico napoletano, per creare "un'angolazione diversa di osservazione del presente. L'esatto contrario della nostalgia" (Ranucci e Ughi 53-54). Cosi il ricordo del passato "molesto" armonizza Delia con il suo presente, mentre gli accenni all'impegno politico e intellettuale di anni passati mettono in luce come l'attivismo contemporaneo sia in declino e quanto sia necessario per gli intellettuali mantenere alto il coinvolgimento sociale--impegno che per Martone si coniuga a sinistra.

1) Memorie pubbliche: fratture ideologiche tra passato e presente

Morte di un matematico napoletano racconta l'ultima settimana di vita dell'eccentrico scienziato partenopeo Renato Caccioppoli. Il film si apre sulla didascalia del primo maggio 1959. Un uomo ubriaco viene fermato dalla polizia per un controllo dei documenti nella sala d'aspetto della stazione di Roma: e Renato Caccioppoli, professore di matematica all'Universita di Napoli. Renato trascorre gli ultimi giorni della sua vita tra lezioni all'universita, esami che lo annoiano, passeggiate per i vicoli di Napoli, incontri con amici, con il fratello e con la ex moglie, discussioni sul cinema e serate all'opera. L'otto maggio va a trovare in una casa di cura la vecchia zia inferma, figlia dell'anarchico russo Michael Bakunin. (1) Tornato dalla visita, va a ritirare una pistola da una cassetta di sicurezza. Lo trova morto la domestica il mattino del 9 maggio. Don Simplicio, l'assistente di Renato, ottiene dalla curia il permesso per i funerali religiosi. Dopo il funerale, il marchese proprietario del palazzo in cui Renato viveva conclude il film con una nota di pragmatismo: sara necessario ristrutturare completamente l'appartamento per seppellire il ricordo di un suicidio.

Gli anni Cinquanta in cui muore Caccioppoli costituiscono anche l'epoca dei ricordi di Delia bambina ne L'amore molesto. Tale parallelismo temporale crea una possibilita di dialogo extradiegetico tra i due film, tra le lotte di Caccioppoli nel dopoguerra e l'atmosfera della Napoli degli anni Novanta in cui vive Delia adulta. Renato Caccioppoli era non solo uno scienziato brillante e un estimatore d'arte, ma anche un appassionato attivista della sinistra italiana (e nella sua genia vanta di essere nipote dell'anarchico Bakunin), i cui sogni socialprogressisti sono in netto contrasto con il ritorno neo-fascista che si paventa per Napoli nel 1994. Mentre Martone sta girando L'amore molesto, i napoletani devono eleggere il nuovo sindaco della citta e tra i candidati finali spicca la neo-fascista Alessandra Mussolini. Martone ne registra la figura nel film riprendendo manifesti elettorali sui muri di Napoli e un'intervista televisiva (nel prologo nell'appartamento bolognese di Delia) a una donna cui viene chiesto perche votera per Alessandra Mussolini. (2)

Partecipando a una serata che Napoli aveva dedicato a Pier Paolo Pasolini nell'autunno del 1994, Martone commenta le famose epistole a Gennariello contenute nelle Lettere luterane (1976) lamentando il regresso e la "fascistizzazione" della societa italiana contemporanea e sottolineando la necessita di non dimenticare:

Molte cose sono cambiate da quando tu [Pasolini] sei morto, questa accelerazione in peggio della societa non ha subito rallentamenti. Non sembra un caso che in Italia la maggioranza di questo paese non abbia esitato a consegnare il potere nella mani della destra (cosiddetta oggi postfascista), dopo aver impedito per cinquant'anni alla sinistra almeno un tentativo di governo ([...] sinistra ampiamente colpevole della propria sconfitta). Ma e certo che assistiamo a una deliberata e incosciente perdita di memoria. E evidente che bisogna riannodarli, invece, i fili della memoria e cercare di comprendere le nostre origini. ("Dialogo tra Gennariello e Marittiello" 210)

La frattura che Mattone avverte tra l'ideologia (progressista) del passato e il presente politico e esplicita nello spot anti-Berlusconi con cui il regista napoletano ha partecipato a L'unico paese al mondo, il progetto organizzato da Nanni Moretti come contro-offensiva della "scesa in campo" politica di Silvio Berlusconi nel 1994. (3) Nel suo episodio intitolato "Voce all'intelligenza," Martone sovrappone la voce di Mike Bongiorno che conduce un gioco a premi alle facce mute di Moravia, Calvino, Pasolini, Fellini, Sciascia e Rossellini. La metafora e chiara: queste icone della cultura italiana di sinistra degli anni Cinquanta e Sessanta sono state azzittite dall'appiattimento estetico che traspira dall'impero di Berlusconi. Era insomma meglio il passato, "quando c'era Pasolini a puntare il dito sul marcio del paese" (Pezzotta 13), quando Caccioppoli "partecipava con slancio, con disciplina, alle difficilissime lotte repubblicane democratiche e operaie della Napoli di quegli anni" (Radice).

Contro un presente politico italiano deludente Martone contrappone un impegno dislocato in un altrove geografico: va nel Sahara occidentale per girare Una storia saharawi (1996) e pone Sarajevo in guerra come palcoscenico del suo terzo lungometraggio, Teatro di guerra (1998). Parte di un reportage sul disagio infantile nel mondo commissionato dall'Unicef e prodotto dalla Rai, (4) Una storia saharawi racconta la vicenda di un bambino saharawi morso da un serpente. Mentre il padre va per il deserto in cerca di un medico, l'intero villaggio e riunito in veglia attorno al bimbo. Nella messa in scena del popolo saharawi, Martone esprime solidarieta con la resistenza di questa gente del deserto, che e stata in guerra contro l'esercito marocchino per piu di dieci anni per non perdere l'indipendenza. Dislocati nel deserto algerino dopo l'invasione delle loro terre da parte del Marocco nel 1975, i saharawi stanno ancora attendendo che si svolga il referendum per l'autodeterminazione o l'annessione al Marocco indetto dall'ONU nel 1991 ma continuamente posticipato. Se nell'intervento alla serata napoletana per Pasolini Martone aveva asserito che "La parola rivoluzione oggi non solo non ha piu senso, ma non viene nemmeno piu pronunciata" (211), la solidarieta che il regista manifesta per il popolo saharawi e un modo di ritrovare quella rivoluzione: "perche la causa dei Saharawi trovi ragione pacificamente bisogna che si ricominci a parlare di loro, anche oggi che l'internazionalismo rivoluzionario e scomparso," scrive Martone su L'Unita. (5)

In Una storia saharawi l'impegno e traslato nel...

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