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Incorporeita e sacro nella poesia neodialettale: Franco Loi, il vento e l'aria.

Publication: Italica
Publication Date: 22-JUN-08
Format: Online
Delivery: Immediate Online Access

Article Excerpt
Nel marzo del 2005, la XVI Edizione del Librex Montale ha premiato Franco Loi per le raccolte Aquabella (2004) e Isman (2002). Il riconoscimento, che trova in Loi "l'ultimo rappresentante della grande tradizione letteraria in dialetto milanese" (citato in Radaelli 18), onora il valore dell'oltre trentennale presenza del poeta nel panorama letterario italiano. Ritenuta ormai comunemente quella di "uno dei piu grandi poeti contemporanei" (Brevini, "Omaggio" 45), dagli anni Settanta ad oggi la voce di Loi ha progressivamente conquistato spazio fra la critica e i lettori, varcando passo dopo passo il confine lombardo e quello nazionale: tra i segnali piu vistosi della transizione, accenniamo all'uscita per i tipi di Einaudi sia di Isman che dell'antologia Aria della memoria: poesie scelte: 1973-2002, alla partecipazione al Poetry International Festival di Rotterdam del 2002 e alla presenza di Loi nelle antologie statunitensi di poesia in dialetto (Bonaffini e Serrao 203-219; Serrao, Bonaffini ed Vitiello 31-41). Fin dagli esordi oggetto dell'attenzione di Isella, Fortini, Mengaldo, e piu di recente di Maffia, Luperini, Brevini e Surliuga, (1) Loi e oggi trai piu riconosciuti protagonisti della poesia italiana. Un percorso importante, per un autore che gia nel 1978 Pier Vincenzo Mengaldo definiva, inserendolo nella raccolta Mondadori Poeti italiani del Novecento, "la personalita poetica piu potente degli ultimi anni" (1006).

Ci si e soffermati, analizzando la poesia di Loi, sull'espressionismo del tracciato che raffigura la Milano operaia; sulla corpulenza grottesca, satirica, linguisticamente sediziosa del verso, animato da un "furioso impegno mimetico" (Brevini, Poeti 432) e ideologicamente contrassegnato. Se il volto che Mengaldo defini piu violentemente espressionista e deformante della poesia di Loi (1006-7) caratterizza gran parte della sua prima opera, si e osservato nel susseguirsi delle raccolte un progressivo "assottigliamento," un cammino verso un "registro lirico" ed una "sonorita piu tenue" (Brevini, Poeti 436); il passaggio coincide con quello, schematico, che osserviamo nei contenuti: dall'epopea operaia alla sfera intimista, personale. E soprattutto in questa parte della vicenda letteraria di Loi che ci capita di incontrare frequentemente le metafore dell'aria e del vento, cifre figurali di una poetica che cerca nell'immagine di questi elementi naturali la semantica e la fisica della smaterializzazione e dell'intangibile, in definitiva della levita incorporale.

Si deve a Brevini l'individuazione nel medium del dialetto di uno slittamento da lingua della corporalita a lingua della pulsionalita. Da strumento espressivo legato alla sfera bassa dell'istinto e alla soddisfazione dei bisogni fondamentali, secondo Brevini dal Rinascimento ad oggi il vernacolo diventa, con l'appagamento progressivo dei bisogni fondamentali, medium espressivo di bisogni indotti, ossia bisogni che esulano dalla sfera carnevalesca e corporale per entrare in quella dell'immaginario e del desiderio (Poeti, Introduzione xi). Nella cornice di questo pensiero, la poesia in dialetto di Franco Loi manifesta una tensione ulteriore, in quanto lingua pulsionale, verso una progressiva incorporeita. Pur mantenendo la "fedelta al concreto" (xviii) tipica del vernacolo, con il passaggio dai temi del vissuto collettivo proletario a quelli dell'esperienza intima (l'amore, l'esplorazione del se, l'inafferabilita della vita e il pensiero della morte), si registra nella poesia di Loi un movimento verso la leggerezza. Come si e accennato, la manifestazione prima di tale passaggio e lo snellimento del mezzo espressivo, ottenuto asciugando la coloritura gergale ed espressionistica del verso ed avvicinando il dialetto alia soglia dell'italiano. Si ha l'impressione, leggendo la poesia di Loi in successione cronologica, che l'ispirazione poetica proceda all'unisono con una vis riduttiva tesa a verificare quanto il mezzo espressivo dialettale permetta un'apertura verso l'astratto e il lirico, senza che la felicita della riuscita ne soffra. Secondo Brevini, il verso loiano transita dal mimetismo del "livid[o] impast[o]" vernacolare di Strolegh e Teater all'area labilita "di un dialetto quasi rarefatto," un diluito "lombardo provenzale" (434), verso cui il poeta vira per tappe successive a partire dagli anni Ottanta in avanti. (2) Se l'alleggerimento stilistico conduce la poesia di Loi "verso una soglia di trasparenza" (436), e anche nella raggiunta brevitas compositiva degli ultimi testi, rispetto per esempio a Strolegh, che si manifesta l'operare di Loi dalla dimensione vasta e fagocitante a quella dello snellimento e della leggerezza.

A fronte di questi due aspetti dell'espressione poetica loiana, rimane da considerare, tra i segnali di un'inclinazione verso il polo dell'incorporeita, il ricorrente attingere ai nuclei figurativi dell'aria e del vento. Il linguaggio figurativo del poeta milanese attinge infatti con una costanza rara da questo fondaco immaginativo: le figure dell'aria e del vento, con le loro allusioni metaforiche, pervadono in modo quasi maniacale la poesia lirica di Loi, assumendo valori simbolici che cambiano con il variare delle stagioni e dell'ispirazione poetica. Trai piu attenti lettori della poesia dialettale italiana, Brevini ha notato che la ricorrenza del topos dell'aria, che da anche il titolo ad una delle raccolte di Loi e che torna in tutta la poesia degli ultimi venticinque anni, "risulta quanto mal emblematica" in rapporto alla vicenda biografica dell'autore di "spoliazione e di dispersione" (436). Brevini osserva che il percorso personale del poeta, riflesso nei suoi testi, passa da una "corposa esperienza collettiva"--corrispondente ai testi epici--ad una piu "rarefatta, solitaria condizione di vita" (436). Nel primo Loi, lo scrittore della "deformazione," della contaminazione lessicale e stilistica e dell'"espressivita grottesca," Brevini riconosce un riflesso del credo ideologico degli anni Settanta, "la percezione della storia che e stata della sua classe sociale, una sintesi di malinconia, sarcasmo e rancore" (433). Nell'immagine dell'aria, al contrario, che penetra la successiva poesia di Loi, Brevini decifra l'emblema di "una perdita, di spoliazione di un patrimonio ideale collettivo, alla quale egli [Loi] non sembra rassegnarsi" (Le parole 142). (3) La poesia di Loi diventa sempre piu, nella sottile lettura breviniana, "una liturgia, che si consuma davanti a un vuoto, a un'assenza" (142). E proprio in relazione al sacro, accogliendo il suggerimento breviniano, che va osservata la presenza metaforica di aria e vento, due elementi non assimilabili e anzi dialoganti, in alcuni luoghi dell'opera di Loi quali Bach (1986), Liber (1988), Verna (1997) e El vent (2000). Un testo piu di altri, "Nel vess" (El vent 1), si presta da anfitrione nella ricerca del rapporto incorporeita (aria e vento) da una parte, e soggettivita, poesia e sacro dall'altra.

In epigrafe sulla soglia dell'opera, questo brevissimo componimento--quasi blasone della lirica di Loi--apre la raccolta El vent:

Nel vess e vessegh no l'e 'l noster vent. Traversum l'aria cume a vessegh nient, che semm duma pensa per un mument ne la voja del viv che vegn dal vent. Nell'esserci e non esserci e il nostro vento. Attraversiamo l'aria come non ci fosse niente, che sappiamo soltanto pensare per un momento nella...

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